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Il peso delle nostre scelte

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In questi mesi di vita del blog mi sono occupata del peso delle nostre scelte sulla salute della nostra pelle e più in generale sul benessere del nostro corpo, e sempre con un occhio di riguardo per le conseguenze che queste hanno sull’ambiente: gli ormai tristemente noti petrolati, così ampiamente utilizzati dall’industria cosmetica, non provocano solo danni a noi ma inquinano i mari in cui vengono riversati quando li sciacquiamo , e in una quantità che è stata calcolata attorno alle 6000 tonnellate al giorno nei soli stati dell’Unione Europea!

Ma quali sono le altre scelte che ogni giorno compiamo? Alcune nostre azioni sono automatiche, le facciamo senza nemmeno rendercene conto, altre invece possono essere frutto di scelte consapevoli o meno, come la nostra alimentazione.

Vorrei fare qualche considerazione in proposito partendo da un servizio, mandato in onda dalla trasmissione “Report”, che si è occupato del consumo di carne all’interno di un’economia di sfruttamento intensivo delle risorse come quella occidentale*, e del suo impatto ambientale, affinché ciascuno possa trarre liberamente, ma consapevolmente, le proprie conclusioni.

Iniziamo dall’acqua, il nostro bene più prezioso, che stiamo esaurendo velocemente e che è destinata a diventare il nuovo petrolio: occorrono 2500lt di preziosa acqua perché un solo hamburger da 150 grammi arrivi sulle nostre tavole, litri che sono serviti per irrigare i terreni coltivati per produrre i cereali destinati agli allevamenti. A proposito dei cereali: la metà di quelli che produciamo vengono utilizzati come foraggio per gli animali, che poi mangiamo. Come se non bastasse i paesi poveri vendono cereali a quelli occidentali mentre i loro bambini muoiono di fame: non è un controsenso che milioni di persone ogni giorno soffrano la fame mentre noi, anziché sfamarli con quei cereali, li utilizziamo, non per la nostra sopravvivenza, ma per la nostra gola?

E’ stato calcolato che se il consumo di carne fosse ridotto del 10% si potrebbero alimentare 100 milioni di persone nel mondo che oggi soffrono la fame, attraverso le risorse risparmiate dagli allevamenti intensivi. Se addirittura la limitassimo ad una volta al mese possiamo immaginare quali straordinari risultati raggiungeremmo (dal discorso di Philip Wollen sulle tematiche etiche riguardanti il consumo di prodotti animali)!

effetto serra

Quali sono i fattori di cui si tiene conto quando si calcola l’impatto ambientale di una bistecca? Davvero la sua produzione pesa sulla gravità dell’effetto serra? La risposta pare proprio essere sì:

  • per fare spazio ai foraggi destinati all’alimentazione bovina, un quarto di tutte le terre emerse è stato destinato alle coltivazioni, contribuendo notevolmente alla deforestazione, che supera persino quella dovuta alle piantagioni di olio di palma di cui oggi si parla tantissimo;
  • i gas prodotti dalla digestione interna dei bovini, tra cui il metano, sono 296 volte più dannosi del Co2 e gli acidi generati dai gas dell’industria del bestiame stanno uccidendo anche i nostri oceani, polmoni e arterie della terra, senza contare che il 90% degli organismi marini più piccoli viene dato in pasto alle mucche… che sono erbivore!!!
  • i fertilizzanti e pesticidi usati nelle coltivazioni così come i processi di macellazione, il trasporto e la refrigerazione generano enormi quantità di gas serra.

Vero è che tutte le attività umane incidono sull’emissione di queste sostanze che sono direttamente responsabili dell’effetto serra, ma fra queste quelle generate nelle diverse fasi di produzione del nostro cibo (e in questo calcolo sono comprese anche frutta e verdura fuori stagione, che per arrivare nei nostri supermercati in ogni periodo dell’anno, accumulano ore e ore di viaggio via mare, terra e aria) incidono per ben il 30%. Per avere più chiari i numeri di cui stiamo parlando basti pensare che le attività di trasporto slegate dal settore dell’alimentazione contano solo per un 17%.

Stiamo agendo, e mangiando aggiungerei, come se avessimo 5 pianeti a disposizione, quando invece ne abbiamo “solo” uno… e sta morendo. La Terra può produrre abbastanza cibo per le necessità di tutti ma non dovrebbe essere sfruttata per l’ingordigia di molti.  Se ancora pensiamo che il destino del pianeta non dipenda da noi, ci sbagliamo di grosso: tutti possiamo fare la differenza se ragioniamo in virtù del peso che ogni nostra singola scelta ha.

L’augurio è che ognuno di noi possa davvero fare la differenza, a partire da oggi.

Caterina

 

* il consumo medio pro capite annuale di carne per un americano è di 122 kg, di 87 kg per un italiano e di soli 4 kg per un indiano

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Caterina Cariello

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"Ogni cosa che puoi immaginare la natura l'ha già creata" A.E.

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